Essere aggrediti mentre si lavora in ospedale potrebbe dare diritto a nuove tutele, pensate non soltanto per le conseguenze fisiche della violenza ma anche per quelle psicologiche. Fino a 30 giorni di ferie e riposi solidali, assistenza legale e supporto psicologico sono alcune delle misure contenute nella nuova bozza del contratto nazionale dell’Area Sanità per il triennio 2025-2027, che riguarda medici, veterinari e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale.
Il testo completo dovrebbe essere presentato dall’Aran ai sindacati il 22 settembre e rappresenta un passaggio importante della trattativa, ma non ancora il contratto definitivo. Come aveva spiegato nei giorni scorsi il presidente dell’Agenzia Antonio Naddeo, la presentazione della bozza servirà a verificare se esistano le condizioni per arrivare alla chiusura dell’accordo.
Cosa succede a un medico dopo un’aggressione
Una delle novità più significative riguarda proprio le conseguenze di un’aggressione sul posto di lavoro. Secondo quanto emerge dalla bozza, il personale coinvolto potrà beneficiare di ferie e riposi solidali ceduti dai colleghi, fino a un massimo di 30 giorni, per consentire un periodo di recupero. A questi strumenti dovrebbero affiancarsi il patrocinio legale e il supporto psicologico per la vittima.
Il punto è rilevante perché sposta almeno in parte l’attenzione dalle sole sanzioni nei confronti degli aggressori alle conseguenze che la violenza può lasciare sul professionista. Un’aggressione in corsia o in pronto soccorso, infatti, non termina necessariamente con la fine dell’episodio: può tradursi in lesioni, assenza dal lavoro e conseguenze psicologiche che richiedono tempo e assistenza.
La prevenzione resta comunque centrale. La Raccomandazione n. 8 aggiornata dal ministero della Salute indica, tra le misure possibili, sistemi di allarme, pulsanti antipanico, videosorveglianza, body-cam per il personale maggiormente esposto e, quando necessario, metal detector. Il documento richiama inoltre l’importanza della presa in carico psicologica del lavoratore aggredito.
Aumenti fino a 380 euro lordi al mese
L’altro capitolo destinato ad attirare l’attenzione è quello economico. È però importante distinguere gli aumenti salariali dalle misure previste per le vittime di aggressioni: i 380 euro non costituiscono un’indennità per chi viene aggredito.
Secondo le anticipazioni sulla bozza, la parte ordinaria del rinnovo dovrebbe determinare per la dirigenza medica un incremento medio di circa 240 euro lordi al mese della retribuzione fissa. Considerando anche gli stanziamenti aggiuntivi, l’aumento complessivo medio potrebbe arrivare a circa 380 euro lordi mensili.
Le risorse disponibili indicate nelle anticipazioni ammontano a circa 968 milioni di euro a regime. Nel pacchetto figurerebbero inoltre fondi specifici per alcune indennità: 15 milioni per rafforzare quella legata al pronto soccorso, 362 milioni per l’indennità medico-veterinaria e altri 8 milioni per quella di specificità sanitaria. Restano però diversi aspetti oggetto del negoziato con le organizzazioni sindacali, dalla struttura della retribuzione ai fondi aziendali e ai trattamenti accessori.
Quasi 18mila aggressioni in un anno
Le nuove tutele arrivano mentre la violenza contro chi lavora nella sanità continua a rappresentare un problema rilevante. Secondo l’ultima relazione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, nel 2025 sono state segnalate quasi 18mila aggressioni, che hanno coinvolto complessivamente 23.367 operatori, perché uno stesso episodio può avere più vittime.
Il numero degli episodi segnalati è risultato sostanzialmente stabile e leggermente inferiore ai 18.392 del 2024, mentre è cresciuto il numero complessivo delle persone coinvolte, passato da circa 22 mila a oltre 23 mila.
La maggior parte degli episodi è costituita da aggressioni verbali, pari al 69%, mentre quelle fisiche rappresentano il 25% e quelle contro la proprietà il 6%. A essere maggiormente coinvolti sono gli infermieri, che rappresentano il 55% dei professionisti interessati, seguiti dai medici con il 16% e dagli operatori sociosanitari con l’11%. I luoghi più critici rimangono il pronto soccorso, i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura e le aree di degenza.
Un quadro diverso ma complementare arriva dall’Inail, che registra gli episodi riconosciuti come infortuni sul lavoro. Nel 2024 ne sono stati accertati 2.464 riconducibili ad aggressioni nel settore della sanità e dell’assistenza sociale. Quasi la metà è avvenuta in ospedali e case di cura e il 72% delle vittime era costituito da donne.
Il contratto non è ancora chiuso
Le misure contenute nella bozza, dunque, si inseriscono in un fenomeno che riguarda migliaia di professionisti ogni anno. Ma il testo deve ancora attraversare il confronto con i sindacati.
L’Aran presenterà la bozza completa il 22 settembre. Solo il negoziato permetterà di stabilire quali disposizioni entreranno effettivamente nell’accordo finale e con quali modalità. La trattativa riguarda non soltanto aumenti e aggressioni, ma anche incarichi dirigenziali, ferie, fondi aziendali e componenti accessorie della retribuzione.
Se l’intesa sarà raggiunta, il contratto dell’Area Sanità 2025-2027 potrebbe diventare il primo rinnovo della dirigenza pubblica concluso nell’attuale tornata contrattuale. Per medici e dirigenti sanitari, però, la partita non riguarda soltanto la busta paga: sul tavolo c’è anche il modo in cui il Servizio sanitario tutela chi, mentre assiste i pazienti, diventa a sua volta vittima di violenza.
Fonti:
Aran – Ultimi contratti collettivi nazionali sottoscritti
Ministero della Salute – Violenza contro i sanitari, Ministero Salute: 18mila aggressioni nel 2025
Ministero della Salute – Raccomandazione n. 8 – Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario a causa dell’esercizio delle loro funzioni
Inail – Sanità e assistenza sociale, nel nuovo numero di Dati Inail l’analisi su un settore in trasformazione
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