Informativa al MIM per l’apertura delle finestre per andare in pensione dal 1° settembre 2027. Scadenza al 21 ottobre 2026 per il personale scolastico e al 1° marzo 2027 per i dirigenti scolastici. ANIEF chiede una finestra pensionistica dedicata a tutto il personale della scuola: docenti e ATA in pensione a 60 anni. Per ANIEF le coperture economiche ci sono.
Si è svolto nel pomeriggio di oggi l’incontro tra le organizzazioni sindacali e il MIM sul decreto ministeriale relativo alle cessazioni dal servizio con decorrenza 1° settembre 2027 e sulla relativa circolare di accompagnamento. Presenti per ANIEF la vicepresidente nazionale Stefania La Mantia e il segretario generale Giovanni Portuesi.
L’Amministrazione ha reso nota la bozza di decreto ministeriale e della relativa circolare, con le indicazioni operative che fissano al 21 ottobre 2026 il termine per la presentazione delle domande da parte del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola; al 1° marzo 2027, invece, la scadenza per i dirigenti scolastici. Le istanze potranno essere presentate a decorrere dal 25 settembre 2026. Entro i medesimi termini, gli interessati avranno inoltre la facoltà di revocare la domanda di cessazione precedentemente inoltrata.
Le domande potranno essere presentate avvalendosi di sette istanze Polis, che saranno attive contemporaneamente: la prima conterrà le tipologie relative alle domande di cessazione ordinarie, come la pensione di vecchiaia; la seconda, la terza, la quarta, la quinta, la sesta e la settima saranno utilizzate, rispettivamente, per le diverse forme di pensionamento anticipato previste dalla normativa, tra cui quota 100, quota 102, quota 103, pensione anticipata flessibile e opzione donna.
«Prendiamo atto del mancato rispetto da parte dell’Amministrazione degli impegni già assunti nei precedenti incontri – ha dichiarato il segretario generale Giovanni Portuesi – sul versante Passweb, così come registriamo, ancora una volta, come il sistema pensionistico non tenga conto delle specificità del comparto scuola, delle quali Governo e Parlamento sono chiamati a tenere conto».
«Secondo un recente studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, organismo dell’Unione europea, gli ambienti di lavoro dei professionisti dell’insegnamento differiscono significativamente da quelli degli uffici, del settore sanitario, dei servizi e degli ambienti di lavoro industriali – ha ricordato la vicepresidente nazionale Stefania La Mantia –. Le richieste quantitative, come il carico di lavoro e i vincoli di tempo; le richieste cognitive, che implicano lo sforzo mentale necessario per svolgere i propri compiti; e le richieste emotive, che includono la gestione di situazioni emotivamente intense e lo svolgimento di un lavoro emotivo, espongono il corpo docente a rischi psicosociali significativi sul luogo di lavoro».
«Questi rischi – ha continuato La Mantia – comprendono carichi di lavoro elevati, esigenze emotive, autonomia limitata, precarietà lavorativa ed esposizione alla violenza. Tutti questi fattori incidono sulla salute mentale, sul benessere e sulla qualità del lavoro, con possibili ripercussioni sull’assunzione, sulla permanenza e sull’apprendimento da parte della popolazione studentesca».
«Per i lavoratori della scuola, il riconoscimento dello stress da lavoro correlato e, quindi, della particolare usura connessa allo svolgimento della professione, nonché l’anticipo pensionistico a 60 anni, non possono essere rimandati in eterno. In attesa che la politica e il legislatore se ne rendano conto, cominciando ad avviare un Osservatorio nazionale che verifichi l’effettiva incidenza del burnout tra docenti e ATA, l’Ufficio Studi del sindacato ANIEF ha verificato che le coperture economiche necessarie non sono impossibili da raggiungere».
Secondo il presidente nazionale ANIEF, Marcello Pacifico, «per finanziare la pensione anticipata di alcuni anni a favore del personale scolastico, senza riduzioni dell’assegno o penalizzazioni di altro tipo, si potrebbe utilizzare una parte del “tesoretto” INAIL, pari a 47 miliardi di euro: di questi ne basterebbero 10, quindi poco più di un quinto. Inoltre, si potrebbe separare la spesa sociale dal bilancio INPS relativo al pagamento degli assegni. Si tratta di due operazioni importanti, che hanno bisogno di una spinta proveniente innanzitutto da una grande fetta di lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca. Speriamo – conclude Pacifico – che ci sostengano, andando a costituire una massa critica, nell’obiettivo da raggiungere».
PER APPROFONDIMENTI
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




