Da mesi e mesi il governo, e pure l’opposizione, ci parlano di arginare il costo del carburante facendo leva sulla riduzione delle accise. È un tormentone che ha finito per far atterrare un tema enormemente importante solo e soltanto sulla pista delle accise, del price cap della benzina e del bollo auto. Solo accise, benzina e bollo auto, null’altro. Sembra che per entrambi queste siano le uniche cose da fare: continuare a tenere gli italiani nelle auto. Ed è proprio questo retro-messaggio che mi preoccupa. Siete così sicuri che dobbiamo continuare a usare l’auto così tanto e ovunque? Oppure avete solo paura di affrontare l’argomento? Pensate ai vostri consensi? È la loro perdita che vi spaventa? I voti come i soldi: sporchi, maledetti e subito? Siete così sicuri che non esistano alternative? Beh, sappiate che ne esistono. E potreste almeno provarci.
Ci sono precedenti politici illustri che magari vi sono sfuggiti: ricordiamoli. Nel 1973, in una situazione similmente drammatica tra guerre e gravi rincari del petrolio, l’allora primo ministro olandese, Joop den Uyl tenne un famoso discorso, sofferto, ai suoi cittadini dove spiegò la grave situazione per l’economia, la dignità, le libertà dei cittadini olandesi per via della contrazione della disponibilità delle fonti fossili. Anche sollecitato da parlamentari (tra tutti, Maartje van Putten) propose loro una ricetta visionaria per ridurre i consumi energetici che conteneva le premesse per un intenso programma di ridisegno della mobilità privata potenziando in modo vigorosissimo la ciclabilità e la pedonalità.
Ne fece una questione di orgoglio nazionale, di innovazione, di sostenibilità ante litteram. Con tempismo e astuzia politica, colse al balzo le varie manifestazioni popolari che in quegli anni avevano portato all’attenzione l’aggravamento della vivibilità urbana a causa della crescita incontrollata del traffico urbano, con tanto di aumento della incidentalità e riduzione degli spazi urbani usati liberamente da adulti e soprattutto bambini. Non si sognò di parlare di accise o di incentivi o di bonus per il bollo auto ma propose un coraggioso cambio di abitudini urbane. Una scelta difficile, certamente avversata da una parte ampia di quegli olandesi che nel frattempo si erano velocemente abituati all’auto e quelle imprese commerciali che avevano subito investito nella mobilità su gomma per i loro affari.
Eppure ebbe il coraggio di cogliere nella crisi la lungimiranza di imprimere un programma politico, sociale e urbanistico epocale per portare i cittadini a vivere la propria mobilità quotidiana in bici e a piedi, associandolo a un profondo progetto urbano per far cambiare pelle alle città, con un programma di lungo termine. In un decennio i Paesi Bassi cambiarono faccia e si trasformarono in quel Paese pieno di biciclette che noi oggi invidiamo.
Ecco cosa vuol dire essere politici: imprimere veri cambiamenti, verso la sostenibilità ambientale, aiutando i cittadini a collaborare nonostante il pericolo di non essere capiti. Non so, e francamente non mi interessa sapere, se Joop den Uyl o il suo partito abbia poi vinto le successive elezioni. Potrebbe anche averle perse, ma quel che ha vinto è sicuramente l’idea che la politica è visione e non gretta contabilità, è offrire crescite culturali e non appiattimenti sterili crogiolandosi nei vizi insostenibili di sempre, è il coraggio di un progetto di lungo periodo e non la misura del tutto-subito.
Noi invece scontiamo il bollo auto e togliamo accise che è un modo per dire ai nostri cittadini di continuare a essere viziosamente accaniti consumatori di benzina e gasolio, saldamente seduti sui sedili delle loro auto. Ma è normale tutto questo? È normale che nessuna e nessuno politico abbia detto una sola parola? Che non ci sia quella minima dose di buon senso per parlare di risparmio energetico? Nessuno e nessuna che prova a dire che in molti casi si può andare a piedi o in bicicletta per tanti spostamenti quotidiani.
Certamente non tutti possono rinunciare all’auto. Non sempre. Non ovunque. Ma per una enormità di casi, si può ed è inaccettabile e perfino colpevole non stimolare i cittadini a lasciare l’auto e andare a piedi, in bici o con i mezzi pubblici. Nessuna e nessuno che a reti unificate dica questa cosa. Neppure il nostro presidente della Repubblica. Per favore: qualcuno, che non siano le compagnie dell’energia, ci spieghi perché non rispondere a questa terribile crisi investendo massicciamente anche in ciclovie e in un programma di realizzazione di marciapiedi delle nostre città (perché spesso non esistono nemmeno)? Andare in bici e a piedi aiuterebbe anche a stoppare le guerre. Perché non avviare programmi scolastici per incentivare la mobilità a piedi e in bici dei nostri studenti? Approfittare delle crisi per avviare cambiamenti radicali nelle pratiche quotidiane della mobilità è un’opzione difficile ma possibile e in grado di scatenare correzioni di abitudini che diversamente non riusciamo ad avviare.
Continuiamo a perdere occasioni per innescare cambiamenti culturali. Gli eletti nei ruoli politici continuano ad abdicare a ogni funzione culturale. È sempre più freddo calcolo di ragioneria elettorale, gara, slogan, rincorsa al consenso di pancia e non di testa, selfie e video per i social. Se non siete buoni a fare un mezzo discorso visionario che tenta di cambiare in meglio gli stili di vita responsabili delle crisi climatiche ed ecologiche, lasciate perdere. E per favore risparmiateci le ipocrite cartoline dove vi vedremo in bicicletta per le prossime elezioni. Almeno questo, per quel che rimane del rispetto, evitatelo.
Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024)
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