Gasolio agricolo, aiuti 2026: importi e scadenze – Economia e politica


Perché gli agricoltori sono scesi in piazza?

Al centro delle proteste di metà ottobre c’è la difficoltà ormai storica di molte aziende agricole a mantenere una redditività adeguata, ovvero – detto in parole povere – a guadagnare abbastanza per sostenersi economicamente e remunerare il lavoro.

 

È un problema noto a moltissimi agricoltori professionisti: i costi di produzione sono aumentati, soprattutto negli ultimi anni, mentre i prezzi di vendita dei prodotti agricoli non sempre consentono di coprire le spese e garantire un margine sufficiente.

 

I rincari del prezzo del gasolio agricolo in conseguenza alle tensioni internazionali negli ultimi anni hanno aggravato una situazione già difficile, incidendo moltissimo non solo nell’utilizzo delle macchine, ma anche per il riscaldamento delle serre. Ma tra le preoccupazioni degli agricoltori ci sono anche i rincari di fertilizzanti, energia e altri mezzi tecnici, oltre alle altalene imprevedibili del mercato e alla concorrenza dall’estero.

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Le richieste avanzate durante le mobilitazioni riguardano quindi sia interventi immediati per contenere i costi, a partire dal carburante, sia misure più strutturali per tutelare il reddito delle imprese agricole e migliorare la distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare.

 

Chi ha organizzato le proteste?

Le proteste agricole di ottobre non hanno avuto un’unica regia nazionale. Le mobilitazioni sono state promosse da gruppi di agricoltori e comitati attivi in diversi territori, legati dal malcontento per le difficoltà economiche del settore ma con iniziative, modalità di protesta e rivendicazioni a volte anche molto diverse tra loro.

 

Questa frammentazione rende difficile individuare un solo interlocutore o una piattaforma comune di richieste. Accanto alle manifestazioni organizzate a livello locale, anche le organizzazioni professionali agricole sono intervenute nel dibattito, chiedendo misure per contrastare l’aumento dei costi di produzione e sostenere il reddito delle imprese.

 

Le proteste degli agricoltori e quelle degli autotrasportatori sono collegate?

Non proprio. Le proteste degli agricoltori e quelle degli autotrasportatori hanno avuto alcune rivendicazioni comuni, a partire dal caro carburanti, tanto è vero che in alcune città le due categorie hanno manifestato insieme.

 

Tuttavia i blocchi organizzati dagli autotrasportatori, in gran parte rimossi intorno al 23 ottobre, hanno avuto conseguenze pesanti sulle filiere agroalimentari, soprattutto nel Sud Italia. Le difficoltà nel trasporto delle merci hanno ostacolato la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi e il ritiro del latte, provocando perdite economiche per aziende agricole, allevamenti e imprese di trasformazione.

 

Si è così creata una situazione paradossale: le proteste contro l’aumento dei costi del carburante hanno finito per danneggiare anche imprese agricole alle prese con gli stessi rincari. 

 

Che cosa ha fatto finora il Governo?

Il 22 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 70 milioni di euro per contrastare il caro carburanti: 60 milioni destinati all’agricoltura e 10 milioni alla pesca.

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Nello specifico, per le imprese agricole è previsto un contributo a fondo perduto pari al 20% delle spese sostenute per l’acquisto di gasolio e benzina dal primo giugno al 15 ottobre 2026, fino a un massimo di 45 centesimi al litro. Il sostegno riguarda quindi spese già effettuate, non uno sconto sul carburante al momento dell’acquisto.

Se l’ammontare complessivo degli aiuti ammissibili supererà i 60 milioni di euro disponibili, i contributi saranno ridotti proporzionalmente.

 

La gestione è affidata ad Agea, che il 27 ottobre ha adottato la delibera attuativa e predisposto il modello di domanda.

 

La Delibera Agea numero 57 del 27 ottobre 2026 definisce i criteri di concessione: beneficiari, spese ammissibili, limiti del contributo e modalità generali di attuazione.

L’articolo 3 spiega che gli aiuti riguardano il gasolio e la benzina utilizzati per le attività agricole, incluso il riscaldamento delle serre per la coltivazione di orticole. Sono esclusi i carburanti per autovetture e mezzi destinati al trasporto commerciale non agricolo.

 

Lo stesso articolo spiega che possono beneficiarne le imprese agricole con la qualifica di agricoltore in attività e un fascicolo aziendale validato per il 2026. Per richiedere l’aiuto occorre documentare gli acquisti attraverso fatture elettroniche e rispettare i requisiti previsti dalla normativa.

 

La delibera Agea prevede un termine complessivo di trenta giorni dalla pubblicazione delle istruzioni operative per la presentazione delle domande, i controlli e il pagamento dei contributi.

 

Le istruzioni operative numero 91 del 27 ottobre 2026 spiegano invece come richiedere il contributo: accesso al Sian, documentazione, controlli e scadenze.

In particolare stabiliscono che le domande possono essere presentate dal 28 ottobre al 20 novembre 2026, attraverso il portale Sian, direttamente o tramite un Centro di assistenza agricola (Caa). 

  

Da dove vengono i soldi?

Sulla provenienza dei 60 milioni di euro stanziati dal Governo era intervenuta Copagri già all’indomani dell’annuncio del decreto.

“I 60 milioni di euro di contributi a fondo perduto rappresentano certamente una boccata di ossigeno per l’agricoltura” aveva detto il presidente Tommaso Battista in una nota stampa. “Il problema è che per arrivare a tale risultato si è deciso di sacrificare le risorse originariamente stanziate per il credito d’imposta sui fertilizzanti, i cui costi nel frattempo stanno continuando a levitare“.

  

La pubblicazione del decreto-legge 23 ottobre 2026, numero 193, entrato in vigore il 24 ottobre, ha permesso di verificare la questione.

 

L’articolo 9 abroga le disposizioni che prevedevano un credito d’imposta fino al 30% per l’acquisto di fertilizzanti, con una dotazione massima di 40 milioni di euro per il 2026. Contestualmente, riduce di 40 milioni la copertura finanziaria prevista dalla normativa precedente e utilizza la stessa somma per finanziare parte degli interventi del nuovo decreto, tra cui gli aiuti per il carburante agricolo.

 

Il nuovo sostegno al carburante agricolo viene quindi finanziato anche attraverso lo spostamento di 40 milioni precedentemente destinati al credito d’imposta sui fertilizzanti. La somma contribuisce alla copertura complessiva del decreto, che comprende anche altri interventi.

 

Le proteste si sono fermate, ma i problemi sono risolti?

La fine delle mobilitazioni (per ora) non significa che le difficoltà del settore agricolo siano superate. Gli aiuti stanziati dal Governo possono alleggerire nell’immediato il peso dei rincari del carburante, ma non intervengono sulle cause strutturali del malcontento: costi di produzione elevati, prezzi agricoli instabili e margini spesso ridotti.

 

Resta quindi aperta la questione della redditività delle imprese agricole, che richiede risposte di più lungo periodo.


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