Il Governo prepara per questo martedì 29 settembre un nuovo scudo anticrisi con cui intende evitare che la fine di alcuni aiuti attualmente vigenti coincida con una nuova escalation del prezzo dell’energia e l’arrivo dell’autunno e dell’inverno. Il vicepresidente primo e ministro dell’Economia, Carlos Cuerpo, ha già confermato che il Consiglio dei Ministri approverà il nuovo decreto legge, anche se l’Esecutivo non ha ancora reso pubblico il suo contenuto definitivo. La priorità sarà proteggere le famiglie e i settori produttivi più esposti all’aumento dei combustibili e contenere possibili effetti di secondo giro sui generi alimentari e sul resto dell’economia.
Lo scenario è molto diverso rispetto all’inizio dell’estate. L’inflazione si è attestata al 4,3% ad agosto, sette decimi in più rispetto a luglio, e l’aumento dei prodotti energetici spiega buona parte del rialzo. Europa Press riporta inoltre che Funcas prevede che l’IPC possa avvicinarsi al 4,9% a settembre e mantenersi sopra il 4% nei prossimi mesi se continua la tensione energetica. Allo stesso tempo, diverse delle misure straordinarie approvate a giugno scadono il 30 settembre, in modo che il Governo ha appena pochi giorni per decidere quali mantenere, quali modificare e quali lasciare scomparire.
Il settore agricolo, uno degli aiuti praticamente assicurati
La misura più avanzata è la continuità degli aiuti al settore agricolo e agroalimentare, specialmente quelli destinati a compensare l’aumento del costo del carburante. L’Esecutivo ha comunicato al settore la sua intenzione di prolungare il sostegno oltre il 30 settembre e Europa Press segnala che la compensazione per i sovraccosti del gasolio agricolo si manterrà presumibilmente fino al 31 dicembre.
Il piano approvato a marzo ha già incluso aiuti straordinari per agricoltori, allevatori e pescatori, oltre a compensazioni per fertilizzanti e meccanismi di finanziamento. A giugno sono state prorogate parte di queste misure e sono stati aggiunti 165 milioni di euro aggiuntivi per fertilizzanti ai 500 milioni mobilitati in precedenza. La continuità di questo sostegno risponde alla paura dell’Esecutivo che un aumento dei costi di produzione si traduca in un aumento dei prezzi degli alimenti.
Cosa accadrà con la benzina e il gasolio
Una delle grandi incognite è nei carburanti. Il pacchetto vigente ha mantenuto durante l’estate un ritiro graduale delle riduzioni e a settembre la riduzione applicabile al gasolio ha raggiunto i 20 centesimi al litro, mentre quella della benzina si situava a cinque centesimi. Quel calendario termina il 30 settembre e il Governo non ha ancora confermato pubblicamente quale schema applicherà da ottobre.
Scadono anche i sussidi straordinari per il trasporto professionale su strada. Il decreto di giugno ha stabilito meccanismi specifici sia per le aziende che hanno diritto a un rimborso parziale dell’Imposta sugli Idrocarburi sia per i liberi professionisti, VTC, taxi, autobus urbani e altri trasportatori che rimangono fuori da quel sistema. Durante luglio, agosto e settembre il supporto al gasolio professionale è rimasto in un equivalente totale di 20 centesimi al litro tramite una combinazione di agevolazione fiscale e aiuto diretto.
Il trasporto è uno dei settori con cui l’Economia ha mantenuto contatti prima del nuovo decreto, ma non è ancora stato dettagliato pubblicamente se i sussidi continueranno con la stessa entità, saranno ridotti o si trasformeranno. Questa sarà una delle decisioni con maggiore impatto diretto sui costi logistici e, per estensione, sui prezzi di numerosi prodotti.
Il gas minaccia un aumento del 54% nella bolletta regolata
Un altro fronte particolarmente delicato appare il 1 ottobre, appena due giorni dopo il Consiglio dei Ministri. La Tariffa di Ultimo Ricorso del gas, la TUR, deve essere aggiornata e l’Organizzazione dei Consumatori e Utenti calcola che, se non viene introdotta alcuna misura aggiuntiva, la bolletta di una famiglia media con riscaldamento potrebbe aumentare di circa un 54%.
Per un’abitazione con un consumo di 9.000 kWh all’anno, OCU stima che il ricevimento annuale potrebbe passare da circa 600 a quasi 910 euro, circa 310 euro in più. Il termine variabile della TUR.2 salirebbe, secondo i suoi calcoli, da 4,12 a circa 6,95 centesimi per kWh. L’organizzazione ha chiesto interventi fiscali per attenuare l’aumento, ma il Governo non ha ancora annunciato se il nuovo scudo includerà un intervento specifico su questa tariffa.
Il Esecutivo ha lasciato aperta a giugno la possibilità di recuperare le riduzioni dell’IVA del gas e dell’elettricità e dell’Imposta Speciale sull’Elettricità se i prezzi tornassero a tensionarsi. Dal 1° giugno, l’IVA di questi fornimenti era tornata al 21% e l’imposta elettrica al 5,1%, dopo le riduzioni straordinarie applicate durante la prima fase della crisi.
Il bonus sociale elettrico non scade ora
Non tutti i sussidi sono in gioco questo martedì. Alcune delle principali misure destinate alle famiglie vulnerabili sono già state prorogate fino alla fine del 2026. È il caso del bonus sociale elettrico straordinario, che mantiene uno sconto del 42,5% per i consumatori vulnerabili e del 57,5% per i vulnerabili severi. Continua anche l’incremento dell’aiuto minimo del bonus sociale termico fino a 50 euro e il divieto di interrompere i fornimenti essenziali di energia e acqua alle famiglie vulnerabili.
Questo significa che il nuovo decreto non parte da zero. Lo scudo approvato inizialmente a marzo ha mobilitato 5.000 milioni di euro e conteneva circa 80 misure destinate a 20 milioni di famiglie e tre milioni di aziende. Poi è arrivato un secondo pacchetto a giugno, e il Governo calcola che il costo accumulato delle misure adottate fino ad ora si aggira intorno ai 10.000 milioni di euro.
La grande industria chiede di mantenere i sussidi energetici
Le aziende industriali fanno anche pressione affinché il Governo prolunghi lo scudo. Settori intensivi in elettricità e gas hanno avvertito di possibili riduzioni o fermate della produzione durante l’autunno se i prezzi continuano a essere elevati. La siderurgia, per esempio, calcola un sovraccosto energetico di 658 milioni di euro durante il 2026 e alcune fabbriche stanno già limitando la loro attività nelle ore di elettricità più costosa.
Tra le misure esistenti figura una bonificazione dell’80% dei pedaggi elettrici di trasporto e distribuzione per l’industria elettrointensiva, che l’Esecutivo ha presentato come uno degli strumenti centrali per preservare la competitività. Le associazioni imprenditoriali chiedono inoltre di aumentare le compensazioni per i costi indiretti di CO₂ e mantenere le riduzioni energetiche. L’Economia ha mantenuto riunioni con l’industria prima di chiudere il nuovo pacchetto, anche se non ha ancora confermato quali richieste incorporerà.
Può tornare l'”eccezione iberica”?
Tra le proposte che sono sul tavolo, ma non sono confermate, figura il recupero di qualche meccanismo simile alla cosiddetta “eccezione iberica”, che durante la crisi energetica precedente ha limitato il prezzo del gas utilizzato per generare elettricità. Sumar e i sindacati hanno richiesto di studiare la sua riattivazione di fronte all’escalation energetica, mentre il settore elettrico ha mostrato il suo rifiuto a tornare a quel sistema.
La vicepresidente seconda, Yolanda Díaz, ha anche proposto di tassare la raffinazione e adottare misure aggiuntive sugli affitti. Sono posizioni difese da Sumar all’interno della negoziazione del pacchetto e non decisioni già concordate dall’insieme del Consiglio dei Ministri.
Il “decreto Maricarmen”, l’altra negoziazione di martedì
Lo scudo anticrisi coincide inoltre con un altro dibattito che ha guadagnato intensità negli ultimi giorni: il nuovo decreto sulla casa. Sumar esige che arrivi anche al Consiglio dei Ministri dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal e le mobilitazioni tenutesi questo fine settimana a Madrid. Il testo è negoziato in parallelo al pacchetto energetico, ma la sua approvazione questo martedì non è garantita.
Tra le proposte che erano apparse in bozze precedenti ci sono la proroga straordinaria di determinati contratti di affitto, limiti al loro aggiornamento, regolamentazione degli affitti stagionali e per stanze e nuove protezioni contro gli sfratti di persone vulnerabili. Il Ministero della Casa vuole, tuttavia, contare preventivamente su sostegni parlamentari sufficienti, dopo che precedenti tentativi non sono riusciti a superare la convalida in Congresso.
È quindi opportuno differenziare entrambi i fascicoli: il Governo ha confermato che martedì approverà un nuovo decreto anticrisi; il decreto sulla casa è ancora in negoziazione.
Il Congresso avrà l’ultima parola
Come decreto legge reale, il nuovo scudo entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione nel BOE, ma avrà bisogno successivamente della convalida del Congresso entro un massimo di 30 giorni. Questa procedura sarà particolarmente rilevante perché il Governo non dispone di maggioranza assoluta e ha bisogno di riunire nuovamente i suoi partner parlamentari per mantenere le misure in vigore.
Il margine economico non è illimitato. L’Esecutivo stima in circa 10.000 milioni il costo delle misure adottate da marzo e le nuove decisioni arrivano in un momento di maggiore vigilanza fiscale europea. Da qui il pacchetto di martedì potrebbe allontanarsi dalle riduzioni generalizzate delle tasse applicate all’inizio della guerra e concentrare più risorse su famiglie vulnerabili e settori particolarmente esposti.
A due giorni dal Consiglio dei Ministri, ciò che è certo è che ci sarà un terzo scudo per affrontare l’aumento dei prezzi e che gli aiuti al settore agricolo continueranno. Il futuro delle riduzioni sui carburanti, il sostegno al trasporto, possibili misure sul gas e nuovi aiuti all’industria rimane in attesa del testo definitivo. E, insieme a tutto ciò, il Governo mantiene aperta una seconda negoziazione di enorme carico politico: decidere se martedì accompagna il pacchetto economico con nuove misure per l’abitazione.
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