chi può chiederlo e come (entro il 10 ottobre)


Ridurre o annullare l’acconto Irpef e/o quello della cedolare secca che possono gravare sulla pensione di novembre.

L’opportunità è riservata ai pensionati che hanno presentato il modello 730/2026 indicando l’Inps come sostituto d’imposta e devo ancora “saldare” la seconda rata dell’acconto, quando questo è stato suddiviso in due versamenti, oppure l’unica rata, quando l’acconto deve essere versato in un’unica soluzione.

Pensioni, come “tagliare” l’acconto Irpef

Per usufruirne occorre fare richiesta per tempo. Entro il 10 ottobre 2026, per la precisione. Esclusivamente entro questa data è possibile chiedere all’Inps l’intervento di annullamento o riduzione – come spiega l’ente previdenziale nel messaggio di presentazione del cedolino di ottobre 2026. Ma attenzione.

Il punto fondamentale è capire che cosa si sta chiedendo di ridurre o cancellare. Non si tratta del saldo dell’Irpef relativo ai redditi del 2025. Si tratta invece di un anticipo sulle imposte relative al 2026.

Il 730 del 2026 e l’acconto per il 2026

Il modello 730/2026 serve innanzitutto a fare i conti sulle imposte relative ai redditi del 2025. Ma, sulla base di quei dati, può essere calcolato anche un acconto per il 2026. In sostanza, il Fisco chiede al contribuente di anticipare una parte delle imposte che si presume dovrà pagare sui redditi dell’anno in corso.

Per chi ha l’Inps come sostituto d’imposta, l’acconto viene quindi recuperato direttamente sulla pensione. A seconda dell’importo e delle regole applicabili, l’acconto può essere versato in due rate oppure in un’unica rata.

Quando l’acconto è diviso in due parti, una prima rata è già stata trattenuta e resta da versare la seconda rata, normalmente con la pensione di novembre. È proprio su questa somma che il pensionato può intervenire entro il 10 ottobre. Ovviamente in presenza di un acconto da versare in un’unica soluzione, la richiesta può riguardare direttamente quella rata.

Chi può fare la richiesta

La regola da ricordare è semplice: entro il 10 ottobre si può chiedere all’Inps di ridurre o azzerare l’importo dell’acconto ancora da pagare.

Immaginiamo un pensionato che dal 730/2026 risulti con un acconto Irpef per il 2026 di 3.600 euro.

L’acconto viene diviso in due rate: 1.440 euro sono già stati trattenuti; restano 2.160 euro da trattenere.

Nel frattempo, però, la situazione economica del pensionato è cambiata. Per esempio, nel 2026 non percepisce più un secondo reddito che aveva nel 2025. Il pensionato ritiene quindi che l’Irpef che dovrà effettivamente pagare per il 2026 sarà più bassa.

Entro il 10 ottobre 2026 può chiedere all’Inps di ridurre la seconda rata. Per esempio, può chiedere che vengano trattenuti 800 euro invece di 2.160. Oppure può chiedere di azzerare completamente la seconda rata.

Se l’acconto è in un’unica rata il meccanismo è lo stesso. Supponiamo che dal 730 risulti un acconto da versare in un’unica soluzione di 1.000 euro. Il pensionato ritiene che nel 2026 guadagnerà molto meno rispetto all’anno precedente e che quindi l’imposta effettivamente dovuta sarà inferiore. Entro il 10 ottobre può chiedere all’Inps di ridurre l’importo dell’acconto oppure di non effettuare la trattenuta. La stessa possibilità vale anche per l’eventuale acconto della cedolare secca sui redditi da locazione.

Perché si può chiedere di pagare meno?

Perché si può fare richiesta di riduzione o annullamento dell’acconto? Perché l’acconto viene calcolato prendendo come riferimento la situazione fiscale precedente, mentre nel frattempo il reddito del contribuente può essere cambiato.

Pensiamo, per esempio, a chi nel 2025 aveva un reddito aggiuntivo da lavoro, una locazione o un’altra entrata e nel 2026 non lo percepisce più. In questi casi il contribuente può ritenere che l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 sarà più bassa e quindi che l’acconto calcolato sulla base della situazione precedente sia eccessivo.

Nota bene: ridurre o annullare l’acconto non significa pagare meno tasse in via definitiva. Significa semplicemente non anticipare, o anticipare in misura inferiore, una parte dell’imposta. Il conto vero e proprio sull’Irpef relativa ai redditi 2026 verrà fatto con la dichiarazione dei redditi del 2027. Se il pensionato avrà effettivamente pagato meno acconti di quanto necessario, dovrà poi versare la differenza che emergerà dal calcolo definitivo. Per questo l’Inps precisa che la richiesta viene presentata sotto la responsabilità del contribuente.

I conguagli di ottobre non c’entrano

E i conguagli del 730 sulla pensione di ottobre? È un’altra questione. Sul cedolino di ottobre l’Inps può effettuare i normali conguagli derivanti dal 730/2026. Se dalla dichiarazione risulta un credito, il pensionato può ricevere il rimborso delle somme che gli spettano e che non erano state ancora accreditate. Se invece risulta un debito, l’Inps può effettuare la relativa trattenuta.

Queste operazioni non vanno confuse con la scadenza del 10 ottobre: la richiesta entro il 10 ottobre riguarda l’acconto ancora da versare, mentre il conguaglio del 730 riguarda il risultato della dichiarazione.

Cosa fare (e come) entro il 10 ottobre

Insomma, per chi ha indicato l’Inps come sostituto d’imposta, il 10 ottobre 2026 è quindi il termine per chiedere di intervenire sull’acconto ancora dovuto.

Il pensionato può chiedere:

  • la riduzione della seconda rata dell’acconto Irpef e/o cedolare secca;
  • l’annullamento della seconda rata;
  • oppure, quando l’acconto è previsto in un’unica soluzione, la riduzione o l’annullamento dell’unica rata.

La richiesta può essere presentata online attraverso il servizio INPS dedicato all’assistenza fiscale del 730/4:

  • Si entra nel sito Inps e si accede alla propria area personale con SPID, CIE, CNS o eIDAS.
  • Si cerca il servizio «Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino».
  • All’interno del servizio si può visualizzare la propria situazione relativa al 730/4 trasmesso dall’Agenzia delle Entrate.
  • Per l’acconto ancora da versare, il contribuente può comunicare all’Inps la propria richiesta di riduzione oppure di annullamento: della seconda rata dell’acconto, se l’acconto è stato diviso in due rate; oppure dell’unica rata, se è previsto un unico versamento.

La richiesta viene inviata telematicamente all’Inps e viene fatta sotto la responsabilità del contribuente.

Ciò significa che è il contribuente  valutare, sulla base dei redditi che prevede di avere nel 2026, quanto dovrà effettivamente pagare di Irpef. L’Inps si limita a recepire la richiesta e a ridurre o annullare la trattenuta, ma non verifica se la previsione del contribuente sia corretta. Se, quando verrà presentata la dichiarazione dei redditi 2026, emergerà che l’imposta dovuta è più alta di quella anticipata, il contribuente dovrà versare la differenza.




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