ASIA/INDIA – A Mumbai, la missione della Chiesa nel cuore della megalopoli
lunedì, 28 settembre 2026
di Paolo Affatato
Mumbai (Agenzia Fides) – Una Chiesa chiamata a vivere la sua missione nel cuore di una delle megalopoli più grandi, dinamiche e contraddittorie dell’India: è questa la realtà quotidiana dell’Arcidiocesi di Bombay, territorio dove convivono, da un lato, grandi centri finanziari e commerciali, l’industria dell’intrattenimento di Bollywood e, dall’altro, alcune delle più estese baraccopoli dell’Asia. “Per complessità urbana, rilevanza geopolitica e impatto pastorale, Bombay (oggi Mumbai) rappresenta un fulcro vitale per la Chiesa cattolica in India”, racconta all’Agenzia Fides mons. Stephen Victor Fernandes, Vescovo ausiliare di Bombay.
L’Arcidiocesi conta circa 500mila battezzati su un territorio abitato da oltre 21 milioni di persone, che comprende la metropoli di Mumbai, la vasta area suburbana e alcuni distretti limitrofi nello Stato del Maharashtra, in India centro-occidentale.. È una realtà fortemente polarizzata: accanto alla ricchezza dei quartieri finanziari e commerciali si trovano vaste aree segnate dalla povertà estrema, dalla precarietà abitativa e dalla disoccupazione. La stessa città è un mosaico linguistico e culturale: accanto al marathi, lingua ufficiale del Maharashtra, sono ampiamente diffusi l’hindi, il gujarati, l’inglese e numerosi altri idiomi.
Soprattutto nelle periferie e negli slum la Chiesa vive una parte essenziale della propria missione: “La sfida più grande è quella della disuguaglianza sociale e della povertà urbana”, osserva il Vescovo, ricordando la immensa baraccopoli di Dharavi situata nel cuore di Mumbai, “una delle baraccopoli più grandi dell’Asia e del mondo”. Dharavi si distingue, a livello globale, per la sua impressionante densità abitativa, con una popolazione stimata intorno a 1 milione di abitanti, con 277.000 persone per chilometro quadrato, ovvero una delle aree più densamente popolate del pianeta.
In questo contesto “la comunità cattolica è storicamente impegnata nell’offrire istruzione, assistenza sanitaria e servizi sociali senza discriminazioni di casta o di religione”. “Nei quartieri più poveri – racconta dove spesso mancano servizi essenziali e infrastrutture, la presenza ecclesiale passa anche attraverso le Comunità ecclesiali di base: piccole comunità inserite nel tessuto degli slum, che cercano di essere ‘piccoli punti luce’, con il Vangelo al centro, in contesti segnati dalla povertà e, talvolta, dalla criminalità”.
Questa presenza capillare si traduce in una vasta rete di opere sociali e educative. Accanto alle 124 parrocchie, le strutture educative cattoliche comprendono 167 scuole, 33 college, 18 centri di educazione non formale e 15 istituti per l’educazione speciale. Sul fronte sanitario sono attivi 9 ospedali e 25 dispensari e cliniche. “La pastorale attraverso scuole e negli ospedali, nel servizio educativo e nella sanità, una spina dorsale della nostra missione”, sottolinea mons. Fernandes.
Nel campo dell’istruzione, accanto a istituti di grande prestigio nazionale, la Chiesa mantiene una forte attenzione alle periferie. I grandi college, come il St. Xavier’s College gestito dai Gesuiti e il Sophia College for Women, convivono con piccole scuole e centri di sostegno scolastico rivolti ai figli dei lavoratori a giornata e alle famiglie più povere. “L’obiettivo è contrastare l’abbandono scolastico e offrire opportunità a bambini e ragazzi che vivono nelle aree più degradate, come Dharavi”, spiega.
Lo stesso vale per la sanità. L’Arcidiocesi dispone di strutture ospedaliere di eccellenza ma anche di una rete di dispensari e cliniche che raggiunge anche le aree suburbane e rurali: “Nei distretti dove i servizi pubblici sono più carenti, le congregazioni religiose, soprattutto femminili, gestiscono strutture sanitarie di prossimità; le cliniche mobili portano medici e medicinali di base anche negli slum e nei villaggi delle comunità tribali”. La Chiesa locale gestisce anche 12 centri dedicati alla cura della lebbra e dell’AIDS e 20 strutture per anziani, persone con disabilità e malati terminali.
“La Chiesa è stata pioniera a Mumbai nell’apertura di centri di accoglienza per malati terminali di cancro, centri per la cura della lebbra, una piaga ancora esistente, e case di cura per persone affette da AIDS, combattendo lo stigma sociale che colpisce questi malati”, ricorda il Vescovo. In questa tradizione di servizio si inserisce anche la testimonianza delle Missionarie della Carità, fondate da Madre Teresa di Calcutta, che a Mumbai hanno sviluppato la loro presenza accanto ai poveri, ai malati e alle persone emarginate.
Un altro ambito nel quale si esprime la vita della Chiesa è quello del dialogo interreligioso: “Siamo immersi in una società pluralista, in una maggioranza induista e con ampie comunità musulmane e buddiste”, spiega mons. Fernandes. In un clima sociale e politico talvolta influenzato dal nazionalismo confessionale, “la Chiesa cerca di proteggere i diritti e la vita delle minoranze religiose, anche attraverso il confronto sulla recente normativa, introdotta nello Stato di Maharashtra, che riguarda le conversioni religiose”.
Molto importante è inoltre la pastorale giovanile: “Mumbai – osserva – è una megalopoli proiettata verso la modernità globale, dove le nuove generazioni sono esposte alla secolarizzazione, alla cultura del consumo e a una forte competizione per gli studi e il lavoro”. “Molti giovani tendono ad abbandonare la pratica religiosa e la vita ecclesiale, proiettandosi verso l’esterno, verso le professioni e la ricerca di un lavoro qualificato”, riferisce il Vescovo. La sfida pastorale consiste allora “nel proporre i valori del Vangelo in un ambiente fortemente competitivo e in rapido cambiamento Se la vita dei giovani è accompagnata da Cristo, il loro cammino di crescita umana e professionale assume un altro colore, una pienezza diversa: è nostro compito guidarli in questa consapevolezza”.
Soprattutto pensando e guardando ai giovani, la Chiesa si interroga sul rapporto con i nuovi media digitali, considerandoli anche come un ambito di evangelizzazione: “Accanto alla testimonianza concreta della vita e della relazione personale, questo è un altro ambito imprescindibile: un nuovo pulpito da cui annunciare il Vangelo all’umanità di oggi”, dice mons. Fernandes.
In questo ambito non si può ignorare la questione dell’intelligenza artificiale: “È una questione cruciale, molto sentita in India. Come professore di etica ho avuto modo di sottolineare quanto ha detto il Papa nell’enciclica Magnifica Humanitas”, afferma mons. Fernandes, ponendo la domanda di fondo: “Come possiamo mettere l’intelligenza artificiale al servizio del bene comune, della vita e della dignità della persona?”. “E’ una questione che, nel presente e nel futuro, interesserà la missione della Chiesa a Bombay, in India e in tutto il mondo”, conclude.
(PA) (Agenzia Fides 28/9/2026)
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